La Microsoft fa debiti...

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La Microsoft fa debiti...

Messaggio Da Powershare il Mer Mag 13, 2009 3:03 pm

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Roma - Perché con 25 miliardi di dollari, milione più milione meno, in cassa un'azienda decide di chiedere dei soldi in prestito? Mistero. Eppure Microsoft, che ha conti solidissimi, l'ha fatto: e ora scatta la corsa a cercare di capire il motivo di questa scelta apparentemente controcorrente. Il motivo potrebbe essere semplicemente quello di diversificare la propria liquidità, oppure ci potrebbero essere altre motivazioni economiche che hanno convinto il CEO Steve Ballmer e i suoi collaboratori a compiere un passo senza precedenti in oltre 30 anni di storia dell'azienda di Redmond.

Lo scorso autunno, in ogni caso, il consiglio di amministrazione aveva già autorizzato il management a impegnarsi fino a 6 miliardi di dollari da chiedere in prestito: per un'azienda che ha, come detto, miliardi di dollari già a disposizione - di cui almeno una dozzina liquidi e altrettanti se non di più investiti in modo piuttosto redditizio - una decisione apparentemente inspiegabile. Eppure, viste le attuali condizioni del mercato creditizio con i tassi di interesse di riferimento ai minimi storici degli ultimi decenni, questo era senz'altro il momento più propizio per imbarcarsi in una iniziativa del genere.

Da allora, BigM ha già avviato un rastrellamento di capitali con prestiti a breve termine per un totale di circa 2 miliardi di dollari. Soldi che dovranno essere restituiti entro pochi mesi: le obbligazioni che invece Microsoft si prepara a rilasciare, invece, prevedono tempi di scadenza molto più lunghi a fronte di rendimenti tutto sommato contenuti. La cifra esatta non è stata comunicata, ma le indiscrezioni parlano di 2 miliardi di bond al 2,95 per cento con scadenza 1 giugno 2014, 1 miliardo di dollari al 4,2 per cento da restituire tra 10 anni e altri 750 milioni al 5,20 per cento di interesse che verranno ripagati nel 2039. Totale, poco meno di 4 miliardi.


In vista di questo passo, Microsoft ha già ottenuto una tripla A (il massimo di valutazione) dalla divisione rating di Standard&Poor: le obbligazioni di BigM sono insomma quanto di più solido ci sia in circolazione per quanto riguarda gli investimenti di rischio, a fronte come detto di una situazione patrimoniale assolutamente stabile. La scelta comunque di impegolarsi in un meccanismo di rimborso degli interessi a scadenze fisse per garantirsi un po' più di liquidità appare in ogni caso una forzatura: a meno che, come sostiene qualcuno, Redmond non si stia preparando a qualche azione decisa sul fronte acquisizioni.

La voce che si rincorre da tempo riguarda in particolare SAP, azienda tedesca specializzata nella fornitura di servizi e applicativi gestionali che sarebbe nel mirino pure di IBM, da abbinare magari alle operazioni in corso con Yahoo!: inglobare SAP significherebbe ampliare non di poco la vastità dei servizi e dell'offerta globale che Microsoft sarebbe in grado di fornire alla propria clientela, andando inoltre a giocare sul terreno enterprise che ultimamente sembra stia dando ottimi risultati sul piano economico.

Una decisione che, peraltro, potrebbe anche causare uno "squilibrio" che sbilancerebbe definitivamente le armonie interne di BigM, allontanandola dal settore consumer. In alternativa, Microsoft potrebbe optare per impiegare questi capitali in un riacquisto delle proprie azioni sul mercato, in modo da garantire una crescita di valore del titolo: una mossa che aumenterebbe la sua capitalizzazione rafforzandone la posizione anche in vista di una eventuale acquisizione/fusione non pagata in contanti ma con uno scambio di titoli azionari.

In ogni caso, visti i tassi di interesse offerti, difficilmente i grossi investitori si lanceranno nell'acquisto dei bond Microsoft: è più probabile che questa opportunità di prestare soldi alla più grande azienda di software del mondo verrà colta dai piccoli risparmiatori, desiderosi di individuare un posto sicuro dove mettere i propri capitali per provare, magari, a garantirsi un piccolo vitalizio in grado di sostenerli anche nel medio-lungo termine.
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